Le ciaspole non sono esclusiva delle guide alpine

Si chiude senza arrivare al dibattimento la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto due esponenti della cooperativa Mazarol di Belluno, accusate di esercizio abusivo della professione di guida alpina. A determinare il proscioglimento è stata anche la giurisprudenza della Corte costituzionale, in particolare la sentenza n. 459 del 2005.

Per Elena De Col non c’è stato dunque esercizio abusivo della professione. Analoga la conclusione per Flora Rossi, presidente della cooperativa Mazarol. Il giudice Domenico Riposati ha pronunciato per entrambe una sentenza di non luogo a procedere, ritenendo assente una ragionevole prospettiva di condanna nel caso di celebrazione del processo. Il Tribunale di Belluno ha così accolto le istanze dei difensori Jacopo Giunta e Anna Casciarri, respingendo la posizione del pubblico ministero Claudio Fabris, che, dopo avere ottenuto il rinvio a giudizio, aveva chiesto di procedere con il dibattimento.

La vicenda risale al gennaio 2024. Mazarol è una cooperativa composta da guide naturalistico-ambientali impegnate da anni nell’educazione ambientale, nell’escursionismo e nella valorizzazione della cultura delle Dolomiti Bellunesi. Le sue guide operano inoltre ufficialmente per il Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

In quel periodo Elena De Col aveva proposto alcune ciaspolate nella zona compresa fra il passo Giau e la forcella Giau. Si trattava di un itinerario innevato con circa 450 metri di dislivello, privo di particolari difficoltà e senza passaggi pericolosi o esposti. Durante l’escursione il gruppo incontrò una guida alpina, che presentò una denuncia ipotizzando l’esercizio abusivo della professione. Una contestazione non nuova nel settore, ma che potrebbe trovare oggi un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato.

Il punto centrale è la sentenza n. 459 del 23 dicembre 2005 della Corte costituzionale. Il provvedimento ha chiarito che, per stabilire il confine tra le competenze delle guide alpine e quelle di altre figure professionali, comprese le guide ambientali, non è decisivo il semplice fatto che l’attività si svolga in montagna. Occorre invece considerare la natura concreta dell’attività svolta. Un principio noto da oltre vent’anni, nonostante il quale in questo caso si era arrivati comunque al rinvio a giudizio.

Esiste anche un precedente significativo. È quello di Dino Calzavara, guida naturalistica di Cison di Valmarino, condannato nel 2015 in primo grado dallo stesso giudice Domenico Riposati a 300 euro di multa, oltre alle spese processuali e a quelle relative alla costituzione di parte civile. La decisione era stata successivamente ribaltata in Appello, con l’assoluzione dell’imputato.

Anche l’escursione con le ciaspole sullo Spiz de Zuel, in Val di Zoldo, era stata descritta come una normale passeggiata sulla neve, con particolare attenzione agli aspetti naturalistici, alle caratteristiche della vegetazione e agli elementi storici del territorio. Non si trattava invece di un’attività fondata sullo sforzo fisico o sull’affrontare ambienti montani impervi tali da richiedere ai partecipanti specifiche capacità tecniche e atletiche, elementi considerati caratteristici delle attività riservate alle guide alpine.

Alla fine, dunque, il processo non si è nemmeno celebrato. Per Elena De Col e Flora Rossi è arrivato il non luogo a procedere: la vicenda giudiziaria può considerarsi conclusa.

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2 Comments

  1. Il fatto che le imputate siano state assolte evidenzia solo l’imperizia del giudizio.
    Proprio sotto forcella Giau due inverni fa c’è stata una valanga con dei morti, segno che il terreno è tutt’altro che banale. Lo dico da guida alpina che conosce bene il posto.
    Il terreno innevato è una brutta bestia anche per le guide alpine, che fanno la più approfondita delle formazioni. Le guide ambientali escursionistiche, con tutto il rispetto, sono le figure meno adatte all’accompagnamento sulla neve in alta montagna!
    Mia moglie, che è AMM e scialpinista di lungo corso, ha fatto la formazione TIN (terreno innevato) con il collegio delle guide alpine lombarde. Corso approfondito e decisamente competente ma lei stessa ammette che sulla neve non accompagna a causa dell’insidiosiità del terreno. E non è la sola.
    Un po’ di modestia e soprattutto competenza non guasterebbero.

  2. says: Carlo Crovella

    Il dibattito su questo ampio tema è ormai stucchevole, tanto è ripetitivo e senza soluzioni definitive. Alla base del problema generale c’è un corto circuito legislativo fra la legge base, la 6/89 (legge quadro originaria che disciplina l’esclusività di professione per le GA e AMM), la L 4/2013 (che l legislatore ha esteso, ERRONEAMENTE, anche alla montagna) e poi anche le cosiddetta Riforma dello Sport (entrata in vigore nel 2023, che estende le ADS e le DDS anche a discipline praticabili in montagna, se esse sono comprese, come in effetti è, negli elenchi del CONI). Questo guazzabuglio legislativo non giova a tutto il settore, ma in particolare alla categoria principale quella delle GA. occorre mettere mano e riscrivere una NUOVA Legge Quadro del settore, che annulli e aggiorni tutto il pregresso, mettendo finalmente tutto in pulito e NON lasciando alle iniziative di singole guide (come nel caso descritto) la tutela della loro esclusività di professione (CHE IO CONDIVIDO IN PIENO, SIA CHIARO|), con l’alea di finire nelle mani di magistrati che di montagna non capiscono e quindi (per carità in buona fede) prendono solo cantonate. Da esterno quale sono rispetto al mondo di chi accompagna a pagamento, sono perplesso circa la totale assenza di iniziativa dell’organo apicale delle GA, cioè il Collegio Nazionale: mi aspetto che sia tale organo a muoversi nel mondo politico e farlo giungere all’emanazione di una nuova legge quadro. sia chiaro: nella nuova legge quadro potranno esser previsti spazi di attività delle “non GA” (e/o meccanismi di trasformazione delle “non GA” in GA+AMM ufficiali), ma un conto è avere una legge che disciplina oggettivamente la materia, un altro è il caos attuale, dove ogni singolo operatore ipotizza di avere ragione… Il caos attuale NON giova al settore e in particolare alle GA+AMM ed è per questo che sono stupito che il Collegio nazionale delle GA (che ricordo è Sezione nazionale del CAI) non si senta “in dovere” di agire per mettere definitivamente ordine in questa intricata matassa. Finché non si sbroglia tale matassa con una nuova legge quadro, saranno sempre all’ordine del giorno polemiche, litigi, cause e… sentenza a volte in un senso e altre volte in senso opposto (!)

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